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Il significato delle opere d’arte: la profonda trasformazione all’interno dei musei

23 Maggio 2016

Il David di Michelangelo: da emblema religioso e politico a simbolo di bellezza e perfezione.


Sarete sicuramente d’accordo nell’ affermare che la naturale collocazione attribuita dal nostro immaginario ad un’opera d’arte sia il museo. La storia, invece, ci racconta che nella maggioranza dei casi le opere d’arte non sono state ideate e progettate per un’ambientazione come quella tipica dei musei. Allora la domanda sorge spontanea: quali conseguenze si hanno nell’allontanare fisicamente l’opera d’arte dal suo contesto originario? Pensiamo ad una delle opere più emblematiche del Rinascimento, simbolo di magnificenza e perfezione: il David di Michelangelo. La città di Firenze aveva intenzione di posizionare l’opera  in uno dei contrafforti esterni posti nella zona absidale della cattedrale di Santa Maria del Fiore; ricordiamo infatti che la statua è alta oltre 5 metri, e raffigura l’eroico fanciullo armato di coraggio e fionda, fautore della sconfitta del gigante filisteo Golia. E’ facile intuire che una statua di tale imponenza e maestosità sarebbe stata perfettamente visibile se posizionata a quell’altezza (con circa 116 metri, la Cupola del Brunelleschi è la più grande mai costruita in muratura); inoltre, la collocazione accanto ad altre 11 statue di eroi del Vecchio Testamento le avrebbe conferito una forte impronta religiosa, soprattutto agli occhi dei visitatori i quali sarebbero stati costretti a rivolgere lo sguardo verso il cielo come in senso di ammirazione.

L’opera, completata nel 1504, non fu mai posizionata nel suddetto contrafforte del Duomo, per tre motivi: le altre 11 statue, che avrebbero dovuto creare un “contesto religioso” non erano state completate in tempo; inoltre, il David era troppo pesante per essere innalzato fino alla cima (considerate le tecnologie del tempo); infine, parve quasi un sacrilegio allontanare il visitatore dalla grande realisticità dell’opera conferitagli da un livello di dettagli mai visto prima (si pensi, ad esempio, alle vene gonfie del braccio, ovvero al suo sguardo).

Venne indetto un consiglio, formato da politici e artisti, per decidere la nuova collocazione:  tra i nomi di spicco che contribuirono alla decisione si annoverano Sandro Botticelli, Filippo Lippi, Leonardo da Vinci, Pietro Perugini, Lorenzo di Credi, Antonio e Giuliano da Sangallo, Simone del Pollaiolo, Andrea della Robbia, Cosimo Rosselli, Davide Ghirlandaio, Francesco Granacci, Piero di Cosimo e Andrea Sansovino.

Furono elaborate alcune ipotesi:  Botticelli, discostandosi dalla maggioranza, espresse preferenza per una collocazione nelle vicinanze del Duomo; altri suggerirono una collocazione a lato della porta principale di Palazzo Vecchio, simbolo del Comune fiorentino; altri ancora suggerirono la Loggia della Signoria. Curiosa la proposta di Leonardo da Vinci di collocare la statua all’interno di una nicchia, a ridosso della parete breve della loggia: si narra, in chiave palesemente polemica, che la sua proposta sia una delle prove del cattivo sangue che correva con Michelangelo.

Fu l’opzione di Filippo Lippi quella che prevalse: l’opera venne collocata all’aperto, dandole massimo risalto e autorevolezza, davanti a Palazzo Vecchio (al posto della Giuditta di Donatello). L’obiettivo era quello di attribuire al David il simbolo della forza della nuova Repubblica.

Da notare come la statua, emblema della resistenza eroica davanti a enormi difficoltà, venne posizionata con lo sguardo rivolto verso Roma, per simboleggiare un messaggio di avvertimento verso il suo Cardinale Giovanni de Medici (ricordiamo che la famiglia Medici era stata da poco esiliata da Firenze).

Come è facile intuire, si è assistito ad una profonda trasformazione di significato, da religioso a politico, nonostante la totale assenza di modifiche (estetiche) all’ opera stessa.

Nel 1872, a causa delle condizioni precarie di conservazione, dovute a varie vicissitudini (tumulti, intemperie, ecc…)  fu deciso di trasferire “il Gigante” presso la Galleria dell’Accademia, tutt’ora sede della collocazione dell’opera. Il museo, dall’ambientazione tranquilla e ordinata, ha fatto scomparire quelle interpretazioni religiose e politiche di cui abbiamo parlato prima, lasciando l’osservatore alla mera, se pur appagante, contemplazione del talento artistico di Michelangelo.  Ancora una volta si è verificato un cambiamento di significato: in questo caso è l’osservatore stesso che, circondato da un ambiente particolarmente condizionante (il museo) si concentra totalmente sulle caratteristiche tecniche ed estetiche dell’opera, dissociandola del tutto dal suo contesto storico e sociale.

E voi, quale significato preferite attribuire alle opere? Siete soliti concentrarvi sui vostri canoni di bellezza o analizzate il contesto storico, politico e sociale nel quale l’opera stessa fu ideata?

Siamo curiosi di saperlo!