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La Medusa sconosciuta e il suo celebre doppio

23 Agosto 2016

Quando la "copia" è più famosa dell'originale

Forse non tutti sanno che della terribile testa urlante di Medusa, con serpenti guizzanti per capelli, oltre a quella celebre conservata agli Uffizi, Caravaggio ne dipinse una versione antecedente.

La testa di Medusa sconosciuta ai più (custodita  in un caveau privato di Londra) non è una copia, è opera originale di Michelangelo Merisi da Caravaggio.  Probanti soprattutto tre elementi: una firma, il disegno sottostante la superficie pittorica, due poesie.  Per quanto riguarda la firma: «Vi ha apposto il proprio nome nel sangue che stilla al di sopra del bordo decorato a viticci, in basso a destra, "Michel. A. f."».  Il secondo elemento, il disegno: il dipinto londinese, eseguito su legno di fico (quello degli Uffizi è di pioppo);  gli esami hanno rilevato un disegno steso in gran parte a carbone con tante cancellazioni e rifacimenti che dimostrano le difficoltà di sperimentare un ritratto su una superficie convessa.  Il disegno sottostante il quadro fiorentino e svelato dalle recenti indagini, si limita a puntualizzare occhi, denti, qualche serpente, «nonché a minime variazioni nella bocca, ha meno pentimenti. Segno che il pittore aveva già tracciato il percorso ». Ultima prova, è un sonetto sulla «chioma avvelenata di Medusa» del poeta genovese Gaspare Murtola (noto, a suo tempo, per una velenosa polemica con Giovan Battista Marino, alla cui vita addirittura attentò nel 1608, N.d.R.) pubblicato nel 1604.  Il letterato era a Roma nel 1600 e in quell’anno avrebbe visto la «rotella», successivamente citata (senza indicare il soggetto) in un inventario del 1606. Siccome il poeta Giovan Battista Marino, nel 1601, dedicava una poesia alla Medusa medicea vista a Firenze, collocandola con precisione nell’armeria di Ferdinando I de' Medici, Granduca di Toscana (come risultante da un documento di consegna del settembre 1598), si deduce che le teste del mostro raffigurate da Caravaggio erano due: la prima versione rimasta a Roma e finita a Londra, e la seconda versione ovvero quella della corte fiorentina, dove arrivò nel settembre del 1598.

Gli studiosi come spiegano la duplice versione? Secondo il Mahon, Caravaggio considerò la commissione così importante (era per i Medici) e così complessa (su una superficie convessa) da voler affrontare una prova preliminare. Invece il Marini considera la prima Medusa un esercizio privato, pronto a essere ripreso nel caso di una richiesta specifica ed illustre, e lo inserisce nella casistica dei «doppi»  caravaggeschi, ossia doppie versioni di un medesimo soggetto. Il Marini conclude: «resta più bello e meno aspro il dipinto degli Uffizi».